Ma io no. Ho continuato a sbagliare. Come prima. Piu' di prima.
Cosi' ho continuato a correre per la citta', sotto il sole che mi batteva sulla pelle, tra le nuvolette di smog e gli scarichi degli autobus, ed infine sono arrivata dove mi avevano richiesto.
Li' le luci erano ancora piu' forti e le mie pupille erano come dilatate al loro massimo.
Mi sentivo quasi accecare e sul mio viso un sorriso impostato, teso, infallibile, in una perfezione estremamente desiderata.
Intorno a me solo bellezza. Bellezza. Era come se tutto cio' che era stato donato da Madre Natura venisse enfatizzato, celebrato, sottolineato, colorato di nuovo con tonalita' piu' forti, sgargianti ed eclatanti.
Io mi sono sentita piccina, piccina. Come una piccola violetta appena nata nel centro di una bellissima serra multicolorata dove accanto a me si allungavano creature floreali dalle forme rare rarissime e dai colori esotici, preziosi ed introvabili.
Io ero nel mezzo di tutto cio'.
Cosi' ho sorriso. Tirando fuori tutto il coraggio che il mio cuore puo' contenere.
Questo cresce in quantita' immisurate ed immisurabili.
Io tra le piante rarissime e bellissime, che continuavano a mormorare, chiedere, reclamare, esigere ed anche un po' gridare lo stesso mantra "..Guardami...Guardami...Guardami..."
Ed io li', le ho guardate un po' tutte, elargendo sorrisi ed attenzioni e cercando di farlo nel modo piu' genuino possibile.
Ero stanca. Quasi sfinita. Ma mi piaceva essere parte di quella tropicalia, di quella serra multicolorata e piena di creature cosi' esotiche, particolari e decisamente....vanitose :)
Il caldo ha poi lasciato lo spazio appena per uno spiraglio di brezza. Piano piano, l'aria ha iniziato a cambiare e quel nodo secco e legnoso che avevo alla gola ha pure iniziato a svanire.
Le parole mi sono tornate alla gola, alle labbra.
"Bene...E' ora di finire...Abbiamo completato con i lavori per oggi" Ho detto gentile ma decisa allo sciame di api laboriose ed instancabili che roteavano intorno a me e agli altri fiori tropicali.
Le api hanno piano piano capito. Hanno cominciato a volare basso e piu' lentamente.
Fino a chiudere le ali e posarsi dopo una lunga giornata di lavoro.
Instancabili, le mie piccole, sante e benedette apine.
Le ho ringraziate tutte. Tutte davvero.
Mi sono sfilata i miei tacchi neri ed alti nel mio timido tentativo di giraffite.
Ah! Ah...Ancora mi chiedo quale vero deiderio spinge una piccola e timida violetta a voler apparire in una tropicalia di fiori selvaggi, rarissimi, vanitosi ed appariscenti.
Pero' nel mondo ci sono anche le piccole violette, che a volte si sentono timide ed insignificanti, che decidono di prendere il coraggio a due mani e seguir cio' che il cuor detta loro.
Infine, ho pensato, e questa e' divenuta una certezza.
Che esistono persone che son felici di veder le violette ed il mondo non e' un luogo per fiori tropicali soltanto.
La violetta si infilo'un paio di anonime ballerine nere, raccolse le sue borse e borsettine ed usci' sulle vie di una citta' i cui edifici si dipingevano d'ambra mentre il cielo si divideva tra le tonalita' del blu e dell'arancione.
Cammino' piano. Tra poco sarebbero apparse le stelle, bianche, piccole, scintillanti brillanti gettati li' su quella tela blu.
Prossima destinazione: un appartamento, a Nord, dove vive l'Uomo del Mistero con le sue piccole e curate piante, la sua collezione di the' stranieri ed i racconti e le memorie di viaggi di altri tempi.
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